Smart City e Housing Sociale: Strategie per affrontare il Clima Estremo
Smart City e Housing Sociale: Progettare Spazi Sostenibili e Inclusivi contro il Caldo Estremo
Smart city, ovvero il futuro. Lo sapevi che non e’ semplicemente una città tecnologica, ma la risposta innovativa alle sfide ambientali e sociali del nostro tempo? Un contesto urbano cosi strutturato, tra sostenibilità e inclusività, diventa fondamentale per superare la vulnerabile agli eventi climatici estremi.
Smart City e Housing Sociale
Integrare tecnologia, sostenibilità e inclusività. Questi i criteri di realizzazione di una città in grado di essere all’avanguardia e andare oltre le sfide climatiche. L’housing sociale, inteso come abitazioni accessibili e sostenibili, gioca un ruolo cruciale in questo scenario, offrendo soluzioni abitative che promuovono la resilienza e la coesione sociale.
Progettare smart city significa adottare tecnologie avanzate per ottimizzare l’uso delle risorse, ridurre le emissioni di carbonio e migliorare la qualità della vita dei cittadini. Allo stesso tempo, è essenziale garantire che queste innovazioni siano accessibili a tutti, evitando che le disuguaglianze sociali vengano amplificate. In questo contesto, l’housing sociale diventa un elemento chiave per costruire comunità resilienti e coese, in grado di affrontare le sfide poste dal cambiamento climatico.
Anche il WWF, come riferisce questo articolo dell’Agenzia GEA, suggerisce come rimodellare le città allo scopo di creare ambienti urbani più sostenibili, inclusivi e pronti ad affrontare le sfide del futuro. Ma leggiamo l’Articolo:
I dati sulle Aree Urbane
Le aree urbane sono responsabili in Italia del 75% delle emissioni globali di CO2: servono quindi azioni per tutelare ambiente e salute
Dai dati statistici europei rappresentati dall’Ispra su danni economici e perdite umane, nel periodo che va dal 1980 al 2022, l’Italia si posiziona al terzo posto della classifica europea in termini di pericolosità degli eventi climatici estremi che hanno colpito le nostre città e le persone che ci vivono. La crisi climatica provoca anche notevoli pericoli dal punto di vista della salute, dagli effetti diretti delle ondate di calore a un aumento delle zoonosi e delle malattie trasmesse dai diversi vettori.
Il Report del WWF
Nelle 4 città più popolose d’Italia (Roma, Milano, Napoli e Torino) le tabelle grafiche del Cmcc (Centro Euromediterraneo cambiamenti climatici) mostrano “chiaramente l’intensificarsi del riscaldamento globale nel corso del tempo”. In occasione di Urban Nature, il festival della natura in città giunto alla sua nona edizione, il Wwflancia un report dal titolo ‘Adattamento alla crisi climatica in ambito urbano: ripensare le città come sistemi viventi di natura e persone’, grazie alla collaborazione di esperte ed esperti di impatto della crisi climatica e gestione urbanistica, sanitaria, ambientale, sociale e di governance dell’adattamento.
Nel documento si ribadisce come il benessere, ma anche la salute e la sicurezza delle persone nei prossimi anni dipenderanno da come si deciderà di gestire negli spazi urbani la convivenza con la natura. Si tratta di una raccolta di contributi di professionisti del mondo scientifico e accademico, che hanno costruito un’analisi su come favorire anche nelle città italiane una transizione verde urbana.
“Adattare le città al rischio climatico – si legge nel report – non è più un’opzione, ma una necessità. Dobbiamo ammorbidire gli impatti, creare zone cuscinetto, rendere i nostri insediamenti più resilienti, capaci di rispondere con una ‘logica vegetale’. È il principio delle nature-based solutions: alla forza della natura si risponde con la natura stessa”.
Città Parco Nazionali
Tra le proposte emerse dal report spicca la creazione, anche in Italia, di Città Parco Nazionali, aree urbane dove gli spazi verdi e le aree naturali fanno parte di scelte consolidate e si favorisce la diffusione di azioni sostenibili anche in funzione di una crescita della biodiversità. La prima città del mondo ad istituirsi come National Park City è stata Londra nel luglio 2019, seguita da Adelaide nel 2021, Breda nel 2022 e Chattanooga nel 2023. Attualmente sono decine le realtà urbane che intendono seguire il loro percorso, tra le quali Southampton, Glasgow e Rotterdam.
Housing Sociale
Un altro obiettivo è la creazione di un Housing sociale climaticamente adattivo. Si propone cioè di integrare criteri di adattamento climatico e coesione sociale nelle politiche abitative, progettando alloggi e quartieri che favoriscano resilienza e relazioni sociali, attraverso standard obbligatori per l’efficienza energetica, con una attenzione particolare ad un percorso partecipativo dal basso. “Viviamo in una grande contraddizione: – afferma Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia Wwf Italia – mentre di clima si parla sempre meno nel dibattito pubblico, la crisi climatica desta sempre maggiori preoccupazioni sia tra gli scienziati, sia tra i cittadini.
Gli impatti colpiscono i territori sempre più frequentemente e intensamente ma non sono uguali per tutti: purtroppo chi ha meno ed è più vulnerabile, di solito vive in aree già svantaggiate e ha anche meno mezzi per affrontare situazioni che possono cambiare radicalmente in poco tempo. Gli studiosi concordano sulla centralità della salute degli ecosistemi e della natura per affrontare l’adattamento, a cominciare dalle soluzioni innovative come quella delle città parco. Ma oggi il Piano nazionale di Adattamento al Cambiamento Climatico, approvato alla fine del 2023, è chiuso in un cassetto. Da quel cassetto deve uscire al più presto perché il lavoro da fare è tanto e non è certo ‘limitato’ al dissesto idrogeologico”.
Maladaptation
Il dossier indica anche un tema raramente affrontato, quello che l’Ipcc, il Panel scientifico delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico, definisce ‘Maladaptation’ (cattivo adattamento): la situazione che si verifica quando le azioni intraprese per aiutare le comunità ad adattarsi al cambiamento climatico, determinano, al contrario, un aumento della vulnerabilità stessa. Da tutti i contributi del report emergono almeno due indicazioni: l’adattamento non può essere un ghetto, ma deve pervadere tutte le politiche pubbliche e private, fino ad arrivare a un nuovo modello di città, adeguando risorse, organizzazione e strumenti; i meccanismi partecipativi, il coinvolgimento di popolazione e stakeholders sono essenziali per questo processo.
Verso città resilienti e inclusive
Il percorso verso città più sicure e sostenibili passa inevitabilmente dalle smart city. Gli spazi urbani, responsabili di gran parte delle emissioni di CO₂ e al tempo stesso tra i più colpiti dagli eventi climatici estremi, hanno bisogno di strategie integrate che combinino tecnologia, natura e coesione sociale. La creazione di smart city, con aree verdi strutturate, come le Città Parco, insieme a soluzioni di housing sociale adattive, mostra come sia possibile progettare città più resilienti e inclusive, in grado di proteggere le persone e gli ecosistemi.
Investire in smart city significa guardare oltre la gestione emergenziale: significa pensare a città che sappiano ridurre gli impatti del cambiamento climatico, favorire la biodiversità e migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini, in particolare di chi è più vulnerabile. L’obiettivo non è solo adattarsi, ma trasformare le nostre città in ambienti capaci di crescere in armonia con la natura e con chi le abita, costruendo un futuro urbano più sostenibile, partecipato e sicuro.
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