Bonus Elettrodomestici 2025: osserviamolo a 360 gradi
Bonus elettrodomestici 2025: un cambiamento che può far bene, se lo facciamo insieme
Un Bonus e’ qualcosa su cui ragionare attraverso una Valutazione a Mente Aperta
Il Bonus Elettrodomestici di cui si parla tanto in questi giorni mi ha attirato molto. Lo ammetto, quando ho letto che si potevano sostituire i vecchi apparecchi con modelli più efficienti mi è sembrata una bella notizia. Perché è vero: un frigorifero nuovo consuma meno, una lavatrice moderna spreca meno acqua, e poco alla volta questo si sente anche nella nostra casa quando arrivano le bollette. Inoltre non si può negare il fatto che questo ci aiuti a sentirci partecipativi di una vita più sostenibile.
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Una domanda e’ affiorata: e ora che succede?
Mentre pensavo a tutto questo, mi è venuta anche un’altra domanda: cosa succede quando tutti noi decidiamo di cambiare elettrodomestici nello stesso momento? Dove finisce tutto quello che abbiamo usato fino a ieri? Non è una critica, non è un dito puntato. È solo il desiderio di guardare il quadro completo, senza paura di scoprirlo un po’ più grande di quanto immaginassi.
Il Bonus: come funziona
Il bonus è previsto dalla Legge di Bilancio 2025, e si tratta di un voucher, che viene utilizzato come sconto in fattura dal venditore. Il contributo copre fino al 30% del costo dell’elettrodomestico, con un tetto massimo di 100 € (e fino a 200 € per famiglie con ISEE sotto i 25.000 €)
Vale per grandi elettrodomestici come:
- lavatrici
- frigoriferi
- lavastoviglie
- forni
- piani cottura
- cappe
- asciugatrici
- ecc.
È richiesto naturalmente che siano ad alta efficienza energetica, cioè con classe non inferiore a una certa soglia. e devono essere prodotti nell’Unione Europea. Inoltre all’atto dell’acquisto, il vecchio elettrodomestico deve essere consegnato al venditore per assicurare un corretto smaltimento.
L’operazione è una buona cosa. Aiuta tante famiglie a scegliere prodotti che consumano di meno, e il fatto che gli elettrodomestici debbano essere smaltiti correttamente è un passo importante. Significa che entrano nella filiera giusta e che i materiali vengono recuperati. Questo non solo aiuta uno smaltimento corretto, ma permette a ciò che abbiamo usato di continuare a vivere altrove.
Ma quando il ricambio è di massa, come avviene tipicamente in caso di bonus, inevitabilmente i rifiuti aumentano in modo esponenziale in pochissimo tempo. Questi sono i momenti in cui ci accorgiamo che la sostenibilità non è solo comprare qualcosa di “più green”, ma anche capire cosa succede quando diciamo addio a ciò che non ci serve più.
Il rovescio della medaglia: Rischi e Criticità
Se tante persone rottamano elettrodomestici nello stesso periodo, i volumi di rifiuti elettronici aumentano significativamente. Anche se la raccolta RAEE (acronimo per “rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche”) in Italia è migliorata, ci sono ancora problemi. Secondo Wired, l’Italia raccoglie circa 6 kg di RAEE pro capite, mentre l’obiettivo UE è più alto.
Quindi non tutti i rifiuti finiscono nei circuiti controllati. Vuol dire che una parte può ancora sfuggire al riciclo formale. Se lo smaltimento non è fatto bene, emergono rischi: alcuni componenti elettronici possono rilasciare sostanze nocive se trattati in modo improprio.
Noi possiamo fare la Differenza
In questa fase, secondo me, possiamo fare la differenza. Non bisogna sentirsi sopraffatti da queste situazioni. Basta solo un po’ di attenzione in più. Consegnare l’elettrodomestico al negozio per lo smaltimento corretto. Informarci sui centri di raccolta vicino a casa. Chiederci se qualcosa può essere riparato, o donato, o trasformato prima di diventare un rifiuto vero.
Alla fine la sostenibilità è fatta di tante piccole scelte. Il bonus può essere davvero un’opportunità, se lo prendiamo anche come un invito a ragionare sulla necessità di istituirlo. Che potrebbe essere quello di valutare di consumare meno energia, ad esempio.
Oppure pensare con un po’ più di delicatezza a quello che lasciamo andare. “Sentire” la transizione non attraverso ciò che compriamo, piuttosto a come lo facciamo, e a cosa decidiamo di far succedere dopo.
E ricorda:
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