Relazione essere umano cavallo: il cuore dell’equitazione
Cavallo e essere umano: legame educativo, terapia e sostenibilità emotiva
La relazione essere umano cavallo come strumento di cura e crescita personale
Certamente non è solo una questione di sella, redini e gare. È qualcosa di più profondo. Ha il ritmo lento del respiro di un cavallo. E l’intensità di uno sguardo che non giudica.
Clara Campese è una figura di spicco nell’equitazione veneta. Ex presidente del Comitato Veneto della FISE. Ora membro della giunta del CONI Veneto. Lei ci ha accompagnato in un viaggio nel cuore della relazione uomo cavallo. Ne è emerso un racconto che scavalca lo sport. Entra nell’educazione, nella terapia e nell’umanità
L’inizio: sogni e primi passi
Principalmente, tutto è iniziato davanti a uno schermo televisivo. Clara aveva dodici anni. Era rapita dai film western. Non tanto per le sparatorie o per i cowboy. Quanto per i cavalli. «Ero affascinata dai loro mantelli. Dall’armonia dei movimenti. Dal suono dei loro passi. Quando il film finiva, costruivo cavalli finti con sedie e cuscini. Legavo le redini e ci stavo sopra ore».
I suoi genitori erano stanchi di sentirla sognare a voce alta. Perciò la portarono alla Società Ippica Veronese. Uno dei primi centri ippici del Veneto. Clara ricorda: «Fu l’inizio di una relazione straordinaria. Che non ho mai più abbandonato».
Sostenibilità emotiva e sociale
Da qui nasce un legame unico. Si inserisce perfettamente in una visione di sostenibilità autentica.
emotiva, perché nutre il cuore.
sociale, perché include e cura.
ambientale, perché riallaccia l’uomo alla natura.
Inoltre, Clara sfata miti e racconta emozioni. Queste vanno ben oltre la semplice pratica sportiva. Lei ci restituisce il ritratto del cavallo come alleato prezioso. Per l’uomo e per il pianeta.
Passione diventata vita
Da lì, la passione è diventata vita. Clara non si è limitata a cavalcare. È diventata istruttrice, giudice di gara, presidente di giuria. Successivamente è approdata alla carriera dirigenziale. Tuttavia, la sua attenzione è sempre rimasta ancorata a un concetto preciso: Il valore formativo ed educativo di questo legame.
Ostacoli e verità economiche
Spesso, quando si parla di cavalli, il primo pensiero va a uno sport d’élite. Costoso e inaccessibile. Questo è un luogo comune che Clara smonta con decisione «L’attività amatoriale, la lezione in un maneggio, è accessibile a tutti. Questo va detto a caratteri cubitali».
Il discrimine è l’agonismo ad alto livello. Richiede l’acquisto e il mantenimento di un cavallo da competizione. «Ma non tutti vogliono andare alle Olimpiade. Bisogna sfatare il mito che il cavallo sia solo per pochi eletti».
Un essere vivente e senziente
Il vero valore di questo sport è un altro. A differenza di tutte le altre 54 federazioni sportive italiane, l’equitazione ha a che fare con un essere vivente. Non uno qualunque: l’articolo 9 della Costituzione riconosce gli animali come esseri senzienti. «Il cavallo prova emozioni, ha una personalità. E questo cambia tutto».
La medicina dei giorni nostri
Il campo magnetico del cavallo è potente. Fino a dieci volte più ampio di quello umano.
Stare nella sua vicinanza riduce il cortisolo (l’ormone dello stress). Aumenta l’ossitocina (l’ormone dell’amore). Clara sorride e conferma: non è solo suggestione. «Il cavallo vive nel presente.
È un erbivoro, non un predatore. Non elabora strategie di sopravvivenza.
Non si preoccupa del futuro. Quando stai con lui, ti trascina in quel presente. Noi abbiamo la testa sempre tra passato e futuro. Siamo in uno stato di ansia costante. Improvvisamente lasciamo andare. Il cavallo ci calma, ci riempie di una gioia silenziosa».

Uno specchio che non giudica
La magia sta in un’altra capacità del cavallo: non giudica. «Non guarda se sei ricco, intelligente o se hai una disabilità. Lui sente il tuo stato d’animo. È uno specchio. Se arrivi agitato, lui si agita. Per farlo stare fermo, devi prima imparare a calmarti tu. È un maestro di vita. Insegna il controllo delle emozioni, il rispetto delle regole, l’ascolto».
Il ponte verso i più fragili
Clara ha vissuto il ruolo di “ponte” tra il cavallo e le persone. Soprattutto con i più fragili. Racconta con gli occhi lucidi un episodio toccante. Una ragazza autistica entrò in un recinto. Si diresse decisa verso una cavalla particolare. Quella cavalla non era abituata alle persone.
Clara si preoccupò. Invece la cavalla rimase immobile. La ragazza la toccò, la prese per la coda. Niente. Il cavallo aveva sentito la purezza del suo animo. L’assenza di cattiveria. È rimasto lì, lasciandosi accarezzare.
La responsabilità del cavallo
In situazioni come queste, Clara vede la vera grandezza del cavallo. «Quando ha in sella una persona con disabilità, il cavallo si prende la responsabilità. Se volesse, con la sua forza, potrebbe opporsi. Invece, sopporta. I ragazzi autistici a volte tirano la criniera o scalciano la pancia. Lui resta immobile, perché capisce che non c’è cattiveria».
È ancora più commovente quando il cavallo trattiene la sua stessa paura. «Se c’è un fattore esterno che normalmente lo spaventerebbe, ma in sella ha un disabile, il cavallo blocca la reazione di fuga. Per non far cadere il cavaliere. È una cura, un’attenzione che va oltre ogni spiegazione».
Amore incondizionato
Luigi, l’altro intervistatore, riflette sulla “gioia dell’amore”. Per Clara, è la sintesi perfetta.
«Con il cavallo si sviluppa una comunicazione non verbale, empatica. Riempie quei vuoti che tutti abbiamo. Il cavallo dona amore gratuitamente, in modo generoso.
Senza pretendere nulla. Se a volte noi umani, frustrati, sbagliamo con lui, tirando o usando la frusta, lui subisce e perdona. Non reagisce come faremmo noi. È disarmante».
Il futuro da costruire
Oggi Clara guarda al futuro con consapevolezza. In Italia, gli Interventi Assistiti con Animali (IAA) hanno fatto un passo avanti nel 2015. Ma non sono ancora entrati nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
«Un emendamento per rendere la terapia con il cavallo erogabile dal Servizio Sanitario Nazionale è fermo al palo. Le famiglie credono nei benefici, ma i costi per strutture e team specializzati sono ancora troppo alti».
La letteratura scientifica ne conferma l’efficacia:migliora postura, abilità motorie e cognitive.
Un appello per i giovani
C’è poi la questione giovanile. I dati Istat parlano di abbandono sportivo. E di una vita sempre più sedentaria e virtuale.
Quindi Clara lancia un appello. «Il cavallo è un toccasana per i giovani.Li porta all’aria aperta, li allontana dagli schermi. Insegna loro a relazionarsi con un altro essere vivente.
In una società che dimentica spesso il valore dell’empatia, il cavallo può fare la differenza».
Conclusione: uno strumento per prenderci cura
Al termine dell’intervista, il pensiero di Clara torna a quel primo approccio. A quella cavalla che non giudica. A quel legame che dura da una vita.
«Il cavallo è lì, a nostra disposizione. Vuole esserci utile. Sta a noi, a chi lo ama e a chi ha il potere di decidere, renderlo uno strumento accessibile a tutti. Perché, in fondo, è uno degli strumenti più potenti che abbiamo per prenderci cura di noi stessi».
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