Hydra e Spetses: paradiso o crisi nascosta?

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Scopri il lato nascosto di Hydra e Spetses tra bellezza e crisi.

È fine maggio, un pomeriggio che fa già un caldo pazzesco, e metto piede per la prima volta a Hydra. La prima cosa che mi colpisce, proprio un impatto fisico, è il rumore dei miei passi sui sassi bianchi. Un suono secco, quasi rilassante. E poi il vuoto. Niente auto, niente motorini, niente clacson. Solo io, lo zaino che pesa sulle spalle e il mare. Lì per lì mi prende un colpo, mi sembra di essere stato catapultato indietro di un secolo.

Passeggiando tra i vicoli di Hydra

Ho camminato per ore sotto un sole che picchia duro, infilandomi in mezzo a vicoli pazzeschi, pieni di case bianche con le porte di un blu così acceso che i locali lo chiamano proprio “blu di Hydra”. Ci sono le vecchiette sedute fuori sulla porta a sbucciare la verdura e a intrecciare fili colorati. Alcune mi sorridono, altre hanno quegli occhi pazzeschi di chi ha visto passare migliaia di turisti. Infatti, sanno già chi sei prima ancora che apri bocca.

L’incontro con il pescatore

A un certo punto un vecchio pescatore sul muretto. Uno di quelli magri, secchi, neri di sole e con la pelle che sembra cuoio. È lì a sistemare le reti con una calma olimpica. Mi ha fatto fare un salto indietro nel tempo, mi è sembrato di rivedere la mia Gallipoli di quando ero ragazzino. Mi fermo a fissarlo, senza dire una parola. Lui dopo un po’ alza la testa e mi fa: “Guarda, cinquant’anni fa qui l’acqua era così trasparente che vedevi i pesci direttamente dal molo. Oggi non c’è più niente”. Ha sputato questa frase ed è tornato a fare i nodi. Io rimango lì come un allocco, con un peso sullo stomaco.

Il caro prezzo della quiete a Hydra

Anche perché, parliamoci chiaro: Hydra è stupenda, ma ti spenna. Un caffè al porto lo paghi il doppio che ad Atene, e pure l’acqua al minimarket costa una fucilata. Il motivo lo capisci subito: non essendoci strade e camion, ogni singola cosa – dal filone di pane alle medicine, alla carne – deve arrivare via mare sulle barche e poi essere caricata a dorso di mulo. Quella quiete assoluta che tanto ci piace, alla fine, ha un prezzo alquanto alto.

Spetses: caos, libertà e contraddizioni

Poi decido di cambiare aria e prendo il traghetto per Spetses. Penso di trovarci la stessa atmosfera e invece, boom, un altro mondo. Lì le auto sono vietate solo sulla carta, nel senso che i residenti hanno i permessi e i turisti fanno un po’ ciò che vogliono. Motorini che sfrecciano, quad rumorosi, bici… addio incanto di Hydra.

Il racconto di Yannis

Al porto mi metto a chiacchierare con Yannis, un ragazzo che lavora in un bar. Mi fa: “Sì, quest’anno il comune ha provato a fare i controlli, hanno fatto pure un’app e un registro online per beccare chi gira senza permesso e salvare la faccia all’isola”. Però poi ha alzato le spalle e si è messo a ridere: “Ma sì, ogni estate è la stessa storia. A parole fanno i severi in inverno, poi quando arrivano i turisti con i soldi si chiudono tutti e due gli occhi e le regole saltano”.

Il cielo stellato di Spetses

Inoltre, la notte però Spetses ti frega, perché è talmente buio che la Via Lattea sembra dipinta nel cielo. Vedi la luna che si specchia nell’acqua e diventa tutto d’argento. Ti siedi sulla spiaggia e pensi: Ecco, cercavo proprio questo, un posto dove le luci della città non ti cancellano il cielo. Tuttavia, il problema è che se abbassi lo sguardo, scopri i disastri. E sono pesanti.

L’emergenza rifiuti a Hydra e Spetses

Infatti, a Hydra, parlando con la gente, è venuto fuori che hanno un problema enorme con l’immondizia. Non sapendo dove metterla, la buttano tutta in un punto dell’isola e le danno fuoco. Il fumo va in cielo e tutta la schifezza liquida cola nel terreno e finisce dritta in mare. Ho chiesto a una signora del posto perché non protestassero. Mi ha guardato come se fossi un alieno: “E dove la mettiamo, scusa? Mica possiamo mangiarcela! Non ci sono i camion della spazzatura, non c’è spazio per le fabbriche del riciclo. Bruciamo e basta, che dobbiamo fare?”.

La discarica di Agriopetres

A Spetses, se possibile, va pure peggio. C’è una spiaggia, Agriopetres, che per anni è stata la discarica ufficiale dell’isola: buttavano i sacchi giù dalla scogliera direttamente in acqua. Plastica, roba chimica, di tutto. In più non hanno un vero sistema fognario, quindi d’estate, con l’isola piena, tonnellate di scarichi non trattati finiscono dritti in mare. Roba che l’Unione Europea ha pure fatto una multa colossale alla Grecia, ma intanto il mare continua a ingoiare la nostra immondizia.

La crisi dell’acqua e dell’energia a Hydra

Per esempio, l’acqua da bere? A Hydra non ce l’hanno. Arriva ogni santo giorno con le navi cisterna. Quando la sera i turisti se ne vanno, la gente del posto sa che se quella nave non arriva, loro non aprono nemmeno i rubinetti. Altro che fascino bucolico, questa è sopravvivenza pura.

Il paradosso dei pannelli solari

Inoltre, per non parlare dei pannelli solari: vietatissimi a Hydra perché “rovinano il paesaggio e l’estetica”. Quindi, per non rovinare le foto su Instagram, l’elettricità arriva dalle centrali a carbone della terraferma, che inquinano da morire. Un ingegnere che vive lì mi diceva che parlano tanto di energia dalle onde o di pale eoliche, ma sono tutte chiacchiere da bar. La realtà è che l’isola va avanti a carbone.

L’emergenza sanitaria nelle isole greche

E poi, se ti senti male? Altra mazzata. Senza auto non ci sono ambulanze. Se un anziano cade o uno sta male, le barelle si portano a spalla, oppure si carica il malato sul mulo o su una barca. Ho visto una scena che mi ha gelato: un uomo portato giù a braccia per delle scalinate ripide, con i parenti terrorizzati che facevano forza per non farlo cadere. Lì capisci che non sei dentro una cartolina, quella è vita vera e faticosa.

La fuga dei giovani

Il turismo ti dà i soldi ma ti toglie l’anima. I ragazzi scappano tutti perché non c’è un futuro fuori dai bar e dagli hotel. Quando a settembre si spegne la musica, resta un silenzio che fa quasi paura da quanto pesa.

Hydra e Spetses: la speranza dei locali

Per fortuna non sono tutti rassegnati. Ho incontrato dei ragazzi di una fondazione che sta provando a ripulire il golfo. Hanno messo nei porti dei mega cassonetti per convincere i pescatori a buttare lì le reti vecchie e gli attrezzi distrutti, invece di lasciarli in mare. Sembra una cavolata, ma quando passi sul molo e li vedi, pensi che allora qualcuno normale c’è ancora.

La testimonianza di Dimitris

Ho parlato anche con Dimitris, un pescatore con delle mani che sembravano pezzi di legno grattugiati dal sale. Va in mare da quarant’anni. “Una volta tornavo con la barca piena, oggi se va bene ci raddrizzo la giornata. Ma io esco lo stesso. Perché se smettiamo noi vecchi, chi si ricorderà com’era davvero questo mare?”. Ecco, la fondazione lavora con gente come lui, per fargli capire che pescare meno oggi significa avere ancora un mare domani. Non sono favole, è gente che ci prova sul serio.

Maria e le sue olive

E poi ho conosciuto Maria al mercato. Una forza della natura. Ottant’anni, vende le sue olive e il suo miele. Ogni mattina si fa i chilometri a piedi dalle colline per scendere in paese. Le ho chiesto dell’auto e si è messa a ridere di cuore: “Mai avuta una macchina in vita mia, figlio mio. E sto benissimo così”. Ti giuro, guardandola ti viene da pensare a quante cavolate compriamo convinti che ci servano per essere felici.

Il gioiello di Hydra

Tutti dicono che Hydra è il paradiso dell’eco-turismo, ma è un filo sottilissimo che rischia di spezzarsi domani. Un vecchio al porto mi ha detto una cosa sacrosanta: “Hydra è un gioiello, ma se non lo nascondi bene, prima o poi arriva qualcuno e se lo ruba”.

Il vero viaggio a Hydra e Spetses

Allora, alla fine di questo viaggio ho capito che il segreto non è il posto in sé, ma come ci stai dentro. È il passo lento dell’asino, il pescatore che aspetta senza fretta, il saper stare in silenzio. Ma è anche capire che quel paradiso costa tanto in termini di sacrifici, e che se ci andiamo da sciacalli lo distruggiamo.

L’importanza del momento

Infatti, mentre ero lì, sotto quel sole pazzesco con il mare che sembra un pezzo di vetro azzurro, ho pensato a quanto sarebbe bello viaggiare solo con persone che capiscono queste cose. Gente che non ha l’ansia di fare la storia su Instagram, ma che sa godersi il momento.

Piccoli gesti, grandi significati

Allora, quando sono ripartito ho stretto la mia borraccia nello zaino. Almeno non ho comprato plastica lì. Ho mangiato nei posti piccoli, sperando che il pesce fosse locale. Piccole cose, forse inutili, ma è tutto quello che potevo fare.

Un cuore tra leggerezza e peso

Infine sono tornato a casa con il cuore strano: leggero perché ho visto che il silenzio esiste ancora, ma pesante perché ho capito quanto siamo vicini a distruggerlo. Ma una cosa è certa: continuerò a parlarne, perché posti così vanno protetti, a tutti i costi.

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Luigi Palumbo

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