Interviste Impossibili: Memoria e lentezza, il valore della sostenibilità digitale
Il voler promuovere una reale sostenibilità digitale significa riflettere sull’impatto che le tecnologie hanno sul nostro modo di pensare e di vivere. Attraverso l’ecologia della mente e un approccio incentrato sulla lentezza, il Collettivo Balual propone un ciclo di Interviste Impossibili per ripensare la nostra presenza online…
Ma cosa sono per noi, esattamente, le Interviste Impossibili? Non certo un gioco di prestigio.
Per noi di Balual sono un modo per stare dalla parte della memoria. Lo sforzo, a volte si presenta duro, a volte illuminante. Quel sedersi idealmente davanti a chi ha fatto la storia e ha lasciato un segno gigante, a chi è stato un punto di riferimento vero per tutti noi. A quelli che ora sono lontanissimi nel tempo e nello spazio. E porre loro quelle domande che non abbiamo mai avuto il coraggio di fare. Domande che ci mostrano un po’ chi siamo e che arricchiscono il nostro percorso di sostenibilità digitale.
La distanza geografica e il valore della parola nella sostenibilità digitale
Ti dico una cosa. Noi tre, nella stessa stanza, non ci siamo mai. Alessandra scrive dalla Scozia, con la pioggia sui vetri accanto al portatile. Luigi con il tè che gli si fredda tra le mani dalla Puglia, tra il profumo degli ulivi e il rumore lontano di un trattore. Barbara dalla Campania, con le voci dei vicini nei vicoli. Centinaia di chilometri ci separano. Eppure spesso la sera ci troviamo in videochiamata. Facce sorridenti e cuffie rielesse. È da questa distanza che è nato tutto.

Perché la lontananza ti costringe a scegliere bene i momenti e le parole. Non puoi sprecare fiato, non puoi perdere tempo. Non puoi riempire il silenzio con il vuoto. Ogni frase detta deve valere il il collegamento, esattamente come dovrebbe fare una vera sostenibilità digitale che rispetta il tempo di chi legge. Forse è per questo motivo che abbiamo sentito il bisogno di inventarci un format sulla memoria, sulle origini, su chi non c’è più. La lontananza ci ha reso più sensibili all’assenza. E l’assenza, in fondo, è il cuore delle nostre Interviste Impossibili.
La ecologia della mente contro il consumo rapido
Sai quelle sere in cui l’unica luce accesa in casa è quella del computer? Fuori è tutto zitto, dentro lampeggia il cursore. È lì che noi del Collettivo Balual abbiamo iniziato a sentirci un po’ stanchi. Non di scrivere, sia chiaro. Stanchi di un certo modo di stare online: veloce, che scorre e sparisce, che domani non se lo ricorda più nessuno.
Ti sembrerà strano, noi che viviamo sul web e scriviamo su Sostenibilità Digitale, che crediamo nella rete come strumento di crescita. Eppure sì: eravamo pieni di quel brusio continuo che ormai fa da sottofondo alla nostra vita online. Allora ci siamo guardati. Barbara, Luigi, e Alessandra. E ci siamo chiesti: che senso ha tutto questo? Cosa significa parlare di sostenibilità digitale se poi produciamo contenuti tipo ghiaccioli, freschi all’inizio e destinati a sciogliersi in una pozzanghera zuccherata appena dopo un click?
La risposta non è arrivata subito. È arrivata piano piano, confrontandoci. È nata da una specie di ribellione dolce: volevamo rallentare, respirare, far pesare di nuovo le parole. E da questo desiderio un po’ folle e un po’ testardo è nata quella cosa che oggi chiamiamo Interviste Impossibili.
Immagina per un momento di poter bloccare il mondo per un’ora. Interrompere il flusso continuo di notizie, meme e storie. Inventare un posto quieto dove l’unica cosa che conta è ascoltare. Per noi l’Intervista Impossibile è questo.
È un nostro modo di raccontare che va contro le cose che durano un attimo. Un ponte tra generazioni, epoche e sensibilità diverse. In questi nostri pezzi, non troverai la piattezza di un botta e risposta da giornale. Troverai piuttosto il tentativo di far tornare una voce e restituirle dignità.
Risorse preziose e sostenibilità digitale
Siamo giunti adesso al punto che ci sta più a cuore. Perché questo nostro format dovrebbe interessare chi ci legge? Perché dovrebbe parlare di sostenibilità digitale?
Siamo convinti che la sostenibilità non sia solo riciclo, pannelli solari o borracce di alluminio. Quella è solo la superficie. Quella vera, quella che inseguiamo noi, è a tutto tondo: culturale, umana, emotiva. È la capacità di un sistema, naturale o digitale, di durare nel tempo senza bruciare le proprie risorse più preziose.
Ci siamo posti la domanda: qual è la risorsa più preziosa che nel digitale stiamo consumando senza accorgercene? Pensiamo siano: la nostra attenzione; la nostra memoria; la nostra capacità di metterci nei panni degli altri.
Le nostre Interviste Impossibili sono il nostro modo per opporci a questo spreco. Una sorta di ecologia della mente. Recuperare la memoria di chi ci ha preceduto, o di chi è stato dimenticato, significa piantare radici. E senza radici il digitale resta solo un deserto che corre velocissimo.
Pensaci. Quanto può essere sostenibile un articolo che si legge in trenta secondi e si dimentica in trentuno? Volevamo realizzare qualcosa che restasse. Che costringesse il lettore a fermarsi, magari a prendere un caffè, e a tornare dopo un’ora perché c’era un passaggio che faceva male, o che faceva bene. Cercavamo un contenuto che non fosse usa-e-getta.
Il diritto alla lentezza e alla memoria digitale
Abbracciare la lentezza non significa rifiutare la tecnologia, ma integrare la sostenibilità digitale nelle nostre abitudini quotidiane.”
Il desiderio di rallentare i ritmi. In un mondo che ci vuole tutti iper-connessi e iper-veloci, noi rivendichiamo il diritto alla lentezza. Il diritto di annoiarci, di pensare, di emozionarci davanti a una pagina scritta. Perché è in quello spazio vuoto tra una parola e l’altra che si nasconde l’umanità.
Le nostre Interviste Impossibili sono il nostro modo di prenderci cura di chi ci legge. Se vuoi approfondire chi c’è dietro questo progetto, puoi scoprire di più su chi siamo nel Collettivo Balual. E se leggendo queste righe ti è venuta un po’ di nostalgia per qualcosa che abbiamo trattato, allora abbiamo fatto centro. Se hai avvertito anche in minima parte quella stretta fastidiosa alla gola, quella che ti fa dire “cribbio, ma è vero”, allora il messaggio è passato.
Di rumore ne facciamo già abbastanza ogni giorno. Proviamo, per una volta, a fare un po’ di musica.
Lo dobbiamo a noi. È un debito verso chi arriverà dopo. E soprattutto verso chi non c’è più e che, in queste interviste, prova a sussurrarci qualcosa di importante. Ascoltiamoli, dai. Facciamo silenzio.
Approfondimento del Collettivo Balual sulla sostenibilità digitale e l’ecologia della mente
Se sei arrivato a leggere fin qui, probabilmente condividi la nostra stessa insofferenza verso il rumore di fondo della rete. Spesso ci dimentichiamo che la vera sostenibilità digitale passa attraverso piccoli gesti quotidiani di disubbidienza all’algoritmo. Non serve staccare la spina o buttare via lo smartphone; basta scegliere cosa leggere, chi ascoltare e quali tracce lasciare dietro di noi. La nostra memoria digitale non è un disco rigido da riempire di spazzatura usa e getta, ma un giardino da coltivare con cura e lentezza. E forse, in fondo, è proprio questo l’unico modo per non diventare estranei a noi stessi dentro questo enorme flusso virtuale
E alla fine sono tredici i personaggi che abbiamo intervistato. Tredici modi diversissimi di stare al mondo.
Tredici sguardi, tredici destini, tredici modi di lasciare un’impronta indelebile nella storia. C’è chi ha cercato la verità nel silenzio e chi l’ha inseguita fino ai confini della terra; chi ha sfidato le stelle e chi si è curato dell’ultimo granello di polvere. Vite così distanti tra loro, eppure tutte legate da quell’unica, irripetibile scintilla che rende ogni esistenza una storia da raccontare.
Il viaggiatore per eccellenza. Ventisei anni tra Venezia e Cina
La suora che sa ascoltare il nostro silenzio.
Un fisico che dei nostri rimedi fai-da-te non si fida per niente.
Il contadino che fa quasi magia coltivando quasi niente.
Un matematico dai modi gentilissimi.
Una vita di totale ascesi, mendicità e autosufficienza
Quel principe che ti spiazza con un sorriso e butta giù ogni distanza.
Il filosofo che sente le note in mezzo ai numeri.
Un navigatore che sa fin troppo bene quanto costano le scoperte.
Un naturalista che tifa per chi ha il coraggio di cambiare.
L’eretico che si perde a guardare l’infinito.
Una maestra d’altri tempi che guarda i nostri smartphone.
Un imperatore che finisce per divorare persino se stesso.
Leggeteli con calma. Provate anche a indovinare, perché no? Alcuni vi verranno in mente al volo; di altri direte: ma davvero lui? Li abbiamo voluti tutti, anche i più scomodi. Diciamocelo: un confronto in cui nessuno ti mette mai alle strette non è un dialogo, è un monologo in abito da sera.
Share this content:




Commento all'articolo